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Presentazione Rapporto povertà 2014

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Presentazione dei principali dati del Rapporto Caritas Italiana 2014 sulla povertà e l’esclusione sociale in Italia
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  • 1. www.caritas.it
  • 2. DI COSA PARLA IL RAPPORTO POVERTA’ 2014 1. UN UNIVERSO DI DISAGIO ALLE PORTE DELLA CARITAS: I DATI DEI CENTRI DI ASCOLTO (ANNO 2013) 2. EVOLUZIONE E SVILUPPO DELLE NUOVE FORME DI POVERTÀ NEL RACCONTO DEGLI OSSERVATORI DIOCESANI 3. LA POVERTÀ DEI GENITORI SEPARATI: SINTESI DELL’INDAGINE NAZIONALE CARITAS 4. POVERTÀ NAZIONALE, TENDENZE EUROPEE: UN CONFRONTO CON I DATI DEL SECONDO RAPPORTO DI MONITORAGGIO DELL’IMPATTO DELLA CRISI ECONOMICA NEI “PAESI DEBOLI” DELL’UNIONE EUROPEA (a cura di Caritas Europa) 5. RISORSE E RISPOSTE ALLA POVERTÀ NEL CIRCUITO CARITAS ED ECCLESIALE 6. PROSPETTIVE E PROPOSTE PER LE POLITICHE PUBBLICHE 1/15
  • 3. TENDENZE GENERALI DEL FENOMENO DELL’IMPOVERIMENTO Il trend relativo al biennio 2012-2013 evidenzia situazioni non sempre uniformi: aumenta la richiesta di aiuto, la fila di persone davanti ai Centri di Ascolto (CdA) si allunga, ma non tutte queste persone sono prese in carico. Accanto ad alcune situazioni locali dove gli utenti Caritas aumentano, ve ne sono altre dove tale numero appare in diminuzione. È confermata la crescente presenza degli italiani, che in alcuni casi raggiungono e superano la maggioranza assoluta delle presenze nei Centri di Ascolto. Ceto medio e gruppi sociali tradizionalmente estranei al disagio sociale sono ugualmente coinvolti dalla vulnerabilità economica. 2/15
  • 4. TENDENZE GENERALI DEL FENOMENO DELL’IMPOVERIMENTO La capacità di rivolgersi ad enti assistenziali permane bassa rispetto all’entità reale del problema: non tutte le persone e le famiglie in difficoltà economica si rivolgono alla Caritas o ad altri enti simili. La presenza sociale nei diversi tipi di servizi è marcatamente differenziata: ceto medio e povertà familiari si rivolgono o sono agganciate da servizi spesso innovativi, non sempre coincidenti con le strutture di aiuto specializzate nella presa in carico della marginalità estrema. Sempre meno utenti sono presi in carico in modo congiunto da Caritas e servizi sociali/altri enti assistenziali. 3/15
  • 5. UN UNIVERSO DI DISAGIO ALLE PORTE DELLA CARITAS I DATI DEI CENTRI DI ASCOLTO – ANNO 2013 I dati raccolti su base statistica provengono da: - 814 Centri di Ascolto Caritas, il 28,7% del totale; - 128 diocesi (58,2% del totale); - 18 regioni civili e 2 province autonome. Nel corso del 2013 si sono rivolte ai Centri di Ascolto Caritas inclusi nella rilevazione 135.301 persone. Il 41,2% di questi si è rivolto a Centri di Ascolto ubicati presso regioni del Nord Italia. Il 40,8% a CdA del Centro e il 18,0% a CdA del Mezzogiorno. In Italia sono complessivamente 2.832 i Centri di Ascolto ecclesiali (diocesani, parrocchiali o territoriali), che si fanno carico di un vasto bisogno sociale di persone e famiglie, italiane e straniere. 4/15
  • 6. UTENTI DEI CDA CARITAS PER CITTADINANZA Anno 2013 (valori %) 5/15
  • 7. UTENTI DEI CENTRI DI ASCOLTO CARITAS PER CITTADINANZA E MACROREGIONE. ANNO 2013 (% su 100 persone della stessa macroregione) STATUS DI CITTADINANZA NORD CENTRO SUD TOTALE Cittadinanza italiana 34,2 33,1 59,7 38,2 Cittadinanza non italiana 65,8 66,9 40,3 61,8 Totale (valore assoluto) 100,0 (52.303) 100,0 (52.797) 100,0 (22.184) 100,0 (127.284) 6/15
  • 8. PRINCIPALI CARATTERISTICHE DELLE PERSONE CHE SI RIVOLGONO AI CDA CARITAS. ANNO 2013 (% sul totale delle persone) Italiani 38,0 Donne 54,4 Anziani (>64 anni) 6,0 Separati o divorziati 15,4 Vedovi o vedove 6,0 Coniugati 50,2 Ha figli 72,1 Ha un domicilio 81,6 E’ senza dimora 13,6 Ha un lavoro 22,9 E’ disoccupato 61,3 Sono casalinghe 5,8 Sono pensionati 5,0 Sono analfabeti/nessun titolo di studio 6,4 7/15
  • 9. PROBLEMI DELLE PERSONE CHE SI RIVOLGONO AI CENTRI DI ASCOLTO DELLA CARITAS. ANNO 2013 (% sulle persone) 8/15
  • 10. INTERVENTI EROGATI PRESSO I CENTRI DI ASCOLTO CARITAS. ANNO 2013 (% sulle persone) 9/15
  • 11. DATI IN PILLOLE 767.144 Totale interventi (di ascolto, aiuto materiale, orientamento/consulenza, segretariato sociale, ecc.) erogati nel corso del 2013 da 814 CdA o servizi collegati, presso 128 diocesi italiane (a favore di 135.301 persone/famiglie). 561.525 Interventi di aiuto materiale a favore di persone e famiglie in difficoltà erogati nel corso del 2013 da 814 CdA o servizi collegati , presso 128 diocesi italiane, di cui 27.894 interventi di alloggio, 478.104 erogazioni di beni e servizi materiali, 37.832 sussidi economici, 17.695 interventi sanitari. 92.484 Interventi di orientamento, consulenza e segretariato sociale, erogati nel corso del 2013 da 814 CdA o servizi collegati, presso 128 diocesi italiane, di cui 63.405 azioni di coinvolgimento di gruppi, enti e risorse umane, 3.732 consulenze professionali, 25.347 orientamenti a servizi. 27.630 I volontari dei servizi socio-assistenziali e sanitari promossi dalle Caritas diocesane in Italia. 10/15
  • 12. LA POVERTÀ E IL DISAGIO DEI GENITORI SEPARATI Nel Rapporto è riportata una sintesi dei principali risultati della prima indagine nazionale sulla condizione di vita dei genitori separati. La rilevazione ha coinvolto la rete Caritas e quella dei Consultori familiari d’ispirazione cristiana (afferenti alla CFC, Confederazione Italiana Consultori Familiari d’ispirazione cristiana). Dai dati emerge: • un forte disagio occupazionale degli intervistati: il 46,1% è infatti in cerca di un’occupazione; • dopo la separazione aumentano vistosamente le situazioni di precarietà abitativa; • il 66,1% degli intervistati dichiara di non riuscire a provvedere all’acquisto di beni di prima necessità; • dopo la separazione aumenta il ricorso ai servizi socio-assistenziali del territorio e si evidenzia un aumento dei disturbi psicosomatici; • la separazione incide negativamente nel rapporto padri-figli. 11/15
  • 13. LE CHIESE LOCALI CONTRO LA CRISI ECONOMICA Il Rapporto presenta anche i risultati del quinto monitoraggio nazionale delle iniziative anti-crisi economica promosse e realizzate dalle Caritas e dalle diocesi italiane. La rilevazione, aggiornata a dicembre 2013, evidenzia la presenza di 1.148 iniziative, di cui 163 Fondi diocesani di solidarietà e 143 progetti di microcredito per famiglie e/o piccole imprese. Dal 2010 le iniziative diocesane risultano pressoché raddoppiate (+ 99,0%). - In 198 diocesi (90% del totale) sono diffuse prassi locali di erogazione di denaro a fondo perduto. - 139 sono gli sportelli diocesani di consulenza/orientamento, mentre sportelli o progetti di orientamento sul fronte casa risultano attivi in 68 diocesi. - Gli empori solidali/botteghe di vendita sono attivi in 109 diocesi (+70%). - Diminuiscono le esperienze di carte acquisto/buoni spesa (- 8,1%). - Aumentano altri progetti, di taglio sperimentale o innovativo, che passano da 121 nel 2012 a 215 nel 2013 (+77,7%). 12/15
  • 14. POVERTÀ NAZIONALE, TENDENZE EUROPEE Il Rapporto contiene infine una sintesi dei dati provenienti dal secondo rapporto di monitoraggio dell’impatto della crisi economica in sette “paesi deboli” dell’Unione Europea (Italia, Portogallo, Spagna, Grecia, Irlanda, Romania, Cipro), curato da Caritas Europa, e presentato il 27 marzo 2014 ad Atene, in occasione del semestre di presidenza greco dell’Unione Europea. Le Caritas dei paesi deboli evidenziano alcune tendenze comuni di impoverimento, che appaiono più significative soprattutto per quanto riguarda i paesi storici dell’Unione Europea (Spagna, Portogallo e Italia). Non manca in nessuno dei paesi coinvolti l’erogazione di aiuto materiale, più evidente ed esclusivo nel caso di Cipro, Romania e Grecia, mentre nelle Caritas di più antica istituzione (Spagna, Italia, Portogallo), l’azione di solidarietà materiale si accompagna ad attività di animazione pastorale, accompagnamento formativo, di studio e ricerca, di lobby e advocacy nei confronti delle istituzioni pubbliche. 13/15
  • 15. IL PRESTITO DELLA SPERANZA Un approfondimento è dedicato al Prestito della Speranza, nato dall’accordo tra la Conferenza Episcopale Italiana e l’Associazione Bancaria Italiana, un’iniziativa orientata a favorire prestiti agevolati, garantiti da un Fondo specificatamente costituito dalla CEI. L’obiettivo del Prestito della Speranza è quello di dare un segno di speranza a quanti oggi si confrontano con gli effetti più immediati della crisi e, nel contempo, educare all’uso responsabile del denaro e al dovere della restituzione, una volta superata la situazione di indigenza. I potenziali destinatari sono tutte le famiglie che versano in situazioni di disagio o di indigenza e/ le microimprese da esse promosse. Dal 2009 ad oggi 3.583 sono le famiglie sostenute, per un totale di oltre 22 milioni di euro di finanziamenti erogati. 14/15
  • 16. PROSPETTIVE E PROPOSTE PER IL WELFARE E LE POLITICHE PUBBLICHE L’ultima parte del Rapporto presenta e commenta le tendenze degli attuali assetti di welfare. Appare positivo il rifinanziamento del Fondo nazionale per l’autosufficienza, così come l’introduzione del nuovo Isee, tuttavia, la reale operatività di entrambi i provvedimenti non sarà immediata. Incertezze e preoccupazioni si riferiscono anche al futuro degli aiuti alimentari con l’avvio del nuovo fondo, il FEAD, condizionato al completamento di un percorso su base nazionale. Criticità sono infine ravvisabili nel carattere sperimentale e provvisorio di molte delle recenti novità legislative (si pensi alla nuova Carta Acquisti), anche se è oggettivo riconoscere che la legge di Stabilità 2014 ha impegnato un ammontare di risorse mai visto in questi ultimi anni per la lotta alla povertà. Il rischio è quello di avviare grandi cantieri territoriali che non trovano esito legislativo, generando più un sentimento di amarezza nei confronti di un’opera incompiuta, che la sedimentazione di competenze e strumenti efficaci di contrasto alla povertà. 15/15
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