...

[racconto erotico] La Gita

by silver34324

on

Report

Category:

Documents

Download: 0

Comment: 0

2,330

views

Comments

Description

Un racconto erotico che parla di due adolescenti in gita
Download [racconto erotico] La Gita

Transcript

La Gita Non dimenticherò mai la gita del quinto liceo. Avevo da poco compiuto diciotto anni ed ero dunque nella più piena tempesta ormonale. Per di più, la gita dell’ultimo anno era sempre stata vista da tutti come un’occasione per abbandonarsi alle più sfrenate follie, non solo per quanto riguarda l’alto consumo di alcol e di spinelli, ma anche per la possibilità di avere avventure sessuali anche con le proprie compagne di classe; poiché, dopo il diploma, ognuno avrebbe seguito la sua strada perdendo di vista gli altri. La destinazione del nostro viaggio era Praga, presso la quale soggiornammo cinque giorni. L’esperienza, nel suo complesso, fu divertente e indimenticabile, non solo perché eravamo una classe unita, ma anche perché avevamo la fortuna di avere professori permissivi e molto pazienti con noi alunni. Tuttavia, la parte di questi giorni che mi è rimasta più impressa nei ricordi, fu quella riguardante l’ultimo giorno prima del ritorno a casa. La sera di quell’ultimo giorno la passarono quasi tutti in discoteca, mentre il resto della classe rimase in albergo, me compreso. Dividevo la stanza con altri due compagni, che per tutta la notte me l’avrebbero lasciata libera, giacché si sarebbero uniti agli altri per passare quell’ultimo giorno all’insegna del ballo e delle bevute estreme. disse incredulo il mio primo compagno di stanza mentre si sistemava la camicia davanti allo specchio del bagno della camera. dissi un po’ annoiato Fabio era intanto uscito dal bagno assumendo un volto di dissenso e lui, vedendo che il tempo stringeva e che non ci sarebbe stato tempo materiale per farmi cambiare d’abito, disse rassegnato Fabio guardò l’orologio e rendendosi conto dell’orario si apprestò a uscire dalla stanza per raggiungere il secondo compagno di stanza, che intanto attendeva nel corridoio. Poi però ebbe un attimo di esitazione e si voltò verso me assunse ironicamente una faccia da seduttore scoppiammo entrambi in una risata e infine ci salutammo. Una volta che gran parte della classe uscì dall’albergo per dirigersi verso la discoteca, io, vestitomi in maniera molto semplice (un paio di jeans e una camicia nera), scesi giù nella hall per cercare Giuseppe. Lo trovai seduto a un tavolinetto del bar in compagnia di altre mie due compagne di classe Sabrina e Maria. Loro tre erano rimasti come me in albergo ma non per il mio stesso motivo. Infatti, facevano parte del solito gruppetto presente in ogni classe, composto di persone che non amano particolarmente stare con gli altri e che quindi molto spesso sono considerati degli “sfigati”. In quanto a loro, questo termine non era proprio adeguato, più che altro non erano semplicemente riusciti a integrarsi nella classe come avevo fatto io. Giuseppe e Sabrina, molto probabilmente, avevano questa difficoltà per il fatto di essere esteticamente un po’ brutti: Sabrina era sovrappeso (non eccessivamente) e Giuseppe di bassa statura; entrambi erano di brutto aspetto. Per quanto riguarda Maria, invece, la sua lontananza dagli altri non era data dal suo aspetto esteriore, anzi, al contrario era molto carina; il suo problema consisteva nel suo carattere molto ingenuo, sembrava fosse stata cresciuta in una campagna e abituata a fare una vita lontana dal mondo frenetico e senza pudore dei giovani dei miei tempi. Sarei stato in ogni caso felice di passare la serata con loro, perché, malgrado l’apparenza e i pregiudizi, erano persone affabili. Li raggiunsi dunque e, sedendomi al tavolo con loro, diedi un saluto generale. mi chiese Giuseppe sorpreso di non vedermi con gli altri risposi. Maria mi guardò e accennando ad un sorriso disse Accennai a una risata e le risposi disse Sabrina in toni sarcastici ma irritata (non ho detto che lei, tra quelli del gruppo, era la più noiosa) replicai pur sapendo che diceva il vero, almeno sul suo conto. replicai arreso dinanzi l’evidenza. disse Maria con una voce cosi tenera che mi colpì, e subito gli altri due fecero di si con la testa per farmi notare che concordavano con quanto detto. ricambiai l’ironica tenerezza. Maria era una ragazza di media statura con capelli castani, tendenti al chiaro sulle punte, che arrivavano poco sotto le spalle e la cui piega le copriva leggermente un occhio. Aveva un neo appena sopra il mento, un seno medio ma sodo, e un bellissimo sedere molto largo ma non esageratamente (più che altro erano i suoi stretti fianchi a metterlo in risalto). Non so cosa mi prese, ma quel piccolo sguardo di dolcezza che Maria mi offrì suscitò in me immagini di pura perversione. Il mio membro si fece sempre più grosso e non riuscivo a non guardare la sua vistosa scollatura. Sentivo il desiderio di abusare della sua ingenuità e della sua dolcezza crescere sempre più. Quel suo non sapere nulla del mondo e delle persone della sua età, mi eccitava tremendamente. Dopo un po’ che eravamo lì a parlare nostalgicamente dei cinque anni di liceo trascorsi, invitai i tre a salire in camera mia dal momento che si stava facendo tardi e il bar era sul punto di chiudere. disse Giuseppe mentre le ragazze si accomodarono a sedere sul letto. La discussione iniziata al bar proseguì toccando anche argomenti extrascolastici, addirittura piccanti: scoprì che sia Giuseppe sia Sabrina avevano perso la verginità e avuto esperienze che mai prima mi sarei immaginato avessero potuto avere; Sabrina soprattutto rese visibile un lato di sé inedito, raccontandoci, per esempio, un’esperienza avuta con due ragazzi più grandi di lei. Io mi astenevo dal raccontare storie ed esperienze sessuali (in realtà in tutta la mia vita l’avevo fatto solo una volta con la mia ex ragazza). Anche Maria non raccontava nulla (era vergine e altamente inesperta di quegli argomenti, e questo si notava molto dalle sue espressioni), si limitava soltanto a ridere della mancanza di pudore di Sabrina e a rimanere incredula nel sentire tutte quelle storie. Fattasi una certa ora (era l’una di notte), Giuseppe decise di ritirarsi nella sua stanza e Sabrina volle seguire il suo esempio. chiese Maria delusa rispose Giuseppe fece Sabrina. Maria sembrava come una bambina che fa i capricci per ottenere qualcosa dal genitore disse a me. così dissi, sebbene fossi leggermente stanco. fece Sabrina, annoiata dall’insistenza di Maria e dopo che quest’ultima si rassegnò, salutammo i due e rimanemmo soli a parlare. L’atmosfera non faceva altro che incrementare le mie fantasie su di lei: l’unica illuminazione della stanza era un lume posto su un comodino, il quale dava alla stanza un tipo di luce molto caldo e poco invadente. Maria mi stava raccontando varie cose sulla sua vita che mi confermarono ancora una volta la sua ingenuità e la sua ignoranza circa il mondo sessuale. le domandai in tono giocoso. rispose. scoppiammo in una risata entrambi. Amavo il fatto che, nell’affrontare questi discorsi, Maria arrossiva spesso, tuttavia senza mostrarsi riluttante, anzi era quasi curiosa. La mia eccitazione, che diveniva sempre più intensa (mi era diventato di marmo), mi portò ad insistere sull’argomento. le feci notare e lei un po’ timida rispose . Mi feci forza e con un tono molto sereno le chiesi a questa domanda ella abbasso la testa e fece una smorfia per attestare la sua timidezza. disse con la stessa tenerezza che aveva usato al bar, la tenerezza di una bimba indifesa, anche se la sua risposta non sembrava corrispondere al vero. Durante quel suo momento d’imbarazzo, né approfittai per avvicinarmi a lei e abbracciarla amichevolmente. le feci prendendomi gioco della sua inesperienza e innocenza. Lei ricambiò l’abbraccio affettuosamente, e una volta vista la sua scollatura da più vicino persi ogni freno inibitorio. dissi dolcemente e la baciai. Lei non oppose alcuna resistenza ma era del tutto impacciata. Mentre la baciavo con un braccio sulla sua spalla, con l’altro la stesi lentamente sul letto. La mia mano destra scese lentamente sul suo ventre ed entrò sotto la maglietta. chiese disorientata dissi con quel tono calmo di prima. Così la mia mano raggiunse il reggiseno e ne esplorò il contenuto. Le sue tette erano stupende, non troppo grandi, non troppo piccole ma sodissime, e i capezzoli erano diventati rigidi. Il mio corpo ormai aveva autonomia propria e non si sarebbe più fermato. Lei pian piano cominciò a sciogliersi senza tuttavia prendere mai iniziativa (come poteva prenderla con la sua inesperienza?) e la mia mano scese oltre il ventre andando prima sopra le mutandine, poi sotto. Una volta che le mie dita ebbero incontrato i peli pubici, ebbi un eccesso di euforia e il mio pene fu sul punto di esplodere. Cominciai a massaggiarla lentamente e lei incominciò a gemere, anche se molto leggermente. D’un tratto, siccome non resistevo più, le presi la mano e la portai a contatto del mio membro, prima sopra i pantaloni, poi all’interno dei boxer mentre lei lanciò un sospirò. Feci in modo che la sua mano racchiudesse il mio uccello e la guidai lentamente nel fare il movimento giusto. La sua piccola mano, una volta che non fu più sotto la guida della mia, iniziò lentamente e timidamente il movimento. le sussurrai mentre continuavo a masturbarla cautamente. Poi mi misi seduto sul letto e tirandomi giù la patta dei pantaloni uscii il pene, il quale si presento imponentemente grosso, venoso e lungo. Maria, ancora stesa sul letto, mi guardava imbarazzatissima e si mordeva il labbro inferiore. La invitai a sedersi e lei insicura disse la interruppi e spingendo, con un po’ di forza, la sua testa verso il basso le mormorai . E così, quell’innocente ragazza, abbandonandosi alla pressione della mia mano sulla sua testa, fece entrare il mio virile fallo nella sua piccola boccuccia. Guidavo la sua testa in un movimento lento ma costante, i rumori che la sua saliva creava a seguito dell’attrito del pene con la bocca, mi faceva eccitare sempre più. Ero nell’estasi più totale, chinai la testa e chiusi gli occhi emettendo gemiti di piacere dissi. Tolsi la mano dal suo capo e vidi che proseguiva da sola, anche se impacciatamente. Poi la interruppi, e feci uscire il suo seno dal reggipetto senza togliere alcun vestito. Misi il mio cazzo tra le sue tette e la invitai a succhiarlo ancora. Non ce la facevo più, ma non volevo finisse cosi in fretta. Così le abbassai i pantaloni e le mutandine, senza toglierglieli, e la feci girare, così da darmi le spalle. La feci piegare in modo che si appoggiasse al letto e iniziai a penetrarla. Il suo culo era stupendo: Sentivo le sue grosse ma sode e perfette, natiche urtare sulle mie ginocchia. Mentre facevo così, lei gemeva sempre più forte ed io, con le mie mani, stringevo le sue mammelle. Non avendo il preservativo, tirai fuori il pene e glielo rimisi in bocca e con un movimento sempre più rapido finii per sborrarle in gola. Le dissi di berla e lei lo fece. Dopo quella sera tornammo ai rapporti di sempre, e una volta usciti dal liceo non ebbi nemmeno più notizie di lei. Non dimenticherò mai però quella sera.
Fly UP