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E le stelle stanno a guardare

by luigi-parisi

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Lavoro della classe III A
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Classe III A Scuola Secondaria di I grado “Giovanni Gozzadini” Castenaso E le stelle stanno a guardare Vincent Van Gogh, Case di minatori, Auvers 1890 CRISTALLI DI SILICIO Quel treno, deragliato poi, controvento nella memoria viaggiava, come dicevi, sempre di notte, con le luci accese e come una scia luminosa faceva brillare grovigli si sogni quel treno assonnato, poi, lentamente evaporava nella luce, appena luce del nord e con lo stridore violento dei freni già il passo muto di tanti si affrettava verso il buio violato e il silenzio inciso dei segni del piccone di TERRA MADRE e dico miniera carbone polvere rarefatta cristalli di silicio che brillano nel respiro, nel rantolo che nutrono l’incognita di un addio vero, non vero ignoravi, giovane sposa, che sono belli i cristalli di silicio guardati con l’occhio di Dio. Antonio Tancredi Ci sono giorni in cui ti riconcili con il lavoro che svolgi nonostante il fango gettato sulla scuola pubblica. Giorni in cui ti rendi conto che i ragazzi e i colleghi rappresentano un valore straordinario. Nella classe 3 A abbiamo parlato delle miniere in varie occasioni (lavoro minorile, rivoluzione industriale inglese, lettura della novella Rosso Malpelo di Verga e del brano Coketown di Dickens, la liberazione dei minatori cileni, il film “Grazie, Signora Thatcher, l’accordo Italia Belgio per l’acquisto di carbone del 1946, la nascita della C.E.C.A.). I miei colleghi Angela e Antonio sono figli di due minatori ed hanno alle spalle storie diverse, ma ugualmente dolorose. Qualche giorno fa sono venuti in classe ed hanno tenuto una lezione sulle loro esperienze umane e storiche. Sergio Travagli Le Storie Il papà di Antonio si chiamava Luigi Tancredi ed era nato a San Marco in Lamis ( FG ) il 4 maggio del 1919. Da giovane conosce le miserie dell’Italia rurale, dominata dall’egoismo e dalla prepotenza dei latifondisti. La terra della Capitanata è terra ricca, ma la sua gente è povera. Forse per questo, nel 1921, i braccianti di questo pezzo d’Italia eleggono al Parlamento un giovane sindacalista: Giuseppe di Vittorio. Il fascismo e la guerra condizioneranno la vita di Luigi come quella di tantissimi italiani. Con la pace e il bisogno di ripresa nasce, il 23 giugno del '46, l’accordo De Gasperi - Van Hacker che prevedeva l'acquisto di carbone ad un prezzo agevolato, in cambio dell'impegno italiano di mandare in Belgio 50 mila uomini per il duro e pericolosissimo lavoro in miniera. Tra il '46 e il '57 in Belgio arrivarono 140 mila italiani. Luigi Tancredi deve costruirsi un futuro e nel 1953 aderisce al bando che viene pubblicato nei nostri paesi. Parte per il Belgio insieme a tanti giovani della sua comunità. Dopo uno “smistamento” a Verona raggiunge Charleroi dove trascorrerà oltre vent’anni della sua vita. Rientrerà in Italia solamente in occasione delle feste e di brevi periodi estivi. La sua famiglia, una moglie e due figli, dovrà vivere una vita fatta di domande senza risposte e di costante paura. La tragedia di Marcinelle non lo tocca fisicamente, ma lascia un segno indelebile su di lui e su tutta la comunità di San Marco in Lamis. Antonio e sua sorella Maria Arcangela porteranno avanti la loro vita di ragazzi nell’attesa di un padre amato e sconosciuto. Nel 1976 Luigi rientra a casa dopo una vita trascorsa sotto terra, a contatto con i veleni e il pericolo. La miniera paga meglio della campagna, ma è subdola perché ti toglie quello che in apparenza ti dà. A casa, scopre di aver contratto la silicosi e termina la sua vita nel 1983, dopo l’evoluzione della malattia fino all’ultimo stadio. Quelli che dovevano essere gli anni del riposo, gli anni della famiglia diventano gli anni del dolore e della rabbia. Il papà di Angela si chiamava Luigi Capraro ed era nato in Sicilia il 27 febbraio del 1927. La sua famiglia in passato era stata benestante, ma le cose con il tempo erano cambiate e la Sicilia offriva, come sempre, poco lavoro. L’emigrazione era un modo per mantenere onestamente e decorosamente la famiglia. Dopo anni in Francia come minatore, trova lavoro nella miniera di sali potassici a Pasquasia in provincia di Enna. Lavora duro per quasi venti anni, ma riesce ad essere vicino alla sua famiglia e a dare un benessere ai suoi figli. A volte il destino si presenta in modo beffardo e crudele ed è così per Luigi e Angela e tutta la loro famiglia. Poco prima di terminare la sua carriera lavorativa, avendo un incarico specializzato, viene inviato per un sopralluogo presso un’altra cava e lì è vittima di un cedimento di una parete. Giorni di agonia e poi la morte lo coglie il 30 marzo del 1980. In quegli anni, le miniere italiane erano oramai quasi completamente chiuse. I RAGAZZI Quando il prof ci disse che due suoi colleghi sarebbero venuti a parlarci sul lavoro che svolgevano i loro padri subito mi incuriosii molto la cosa. Credevo che avrebbero parlato di un lavoro che si svolge anche oggi, ma in forma più arretrata. Invece no; loro facevano i minatori. Lavoravano in miniera. Allora si accese una lampadina nella mia testa. Cavolo! Siamo nel 2011 e... fino a poco più o poco meno di 50 anni fa c'erano ancora persone che entravano in miniera e rischiavano la propria vita. E oggi c'è chi insegna, chi lavora al supermercato, chi fa l'hostess, chi guida un treno, un aereo. Insomma: fino a 50 anni fa facevi il minatore oppure facevi l'agricoltore e ora abbiamo tantissimi lavori!! Io odierei il fatto di vedere mio padre solo una volta all'anno e per una breve durata. Come odierei il pensiero di vedere mio padre che entra in una miniera. Nella quale rischia la propria vita. Il padre di Antonio morì per silicosi. Forse può essere spontaneo dire:" Diciamo che era abbastanza probabile...". Però pensi e dici:" Ok che era abbastanza probabile, però perché, anche se in piccola percentuale, alcuni resistono e altri muoiono?! E oltretutto; perché proprio a mio padre è dovuto succedere??". Peccato che questa non è matematica! É la vita, e quindi non puoi prevederla. Magari poterla prevedere. Magari poter sapere chi diventerò da grande. Realizzerò il mio sogno, diventerò una prof di matematica, o cambierò idea? Magari sapere altre cose sulla mia vita futura. Ma... senza staccarmi troppo; è questo il punto del mio ragionamento:" Perché determinate cose capitano a determinate persone???". Anche quello che è successo al padre di Angela non è proprio una gran bellezza. invece di morire di malattia o altro, morì perché una parete della miniera gli arrivò addosso. Non morì subito, ma dopo una settimana. Fatto sta che in questi la frittata non si riesce a girare. Sembra proprio che la sfortuna dei giorni si appioppi su di te. E quei giorni dice:" Perché capitano tutte a me??? Perché sono l'unico che ci rimette???"                                                                                                                                                                                                 Cristina Non potrò mai capire cosa significa spaccarsi le spalle e i polmoni in miniera a centinaia di metri sotto la terra e non capirò mai cosa hanno provato le famiglie e le mogli di quei poveretti. Posso solamente immaginare il dolore di un ragazzo per la morte di un genitore che rischiava tutti i giorni la vita per mandare a casa un po’ di pane e soldi. Penso che la vita sia molto crudele a volte, ma mai come la morte che non fallisce mai, tuttavia quei minatori lavoravano in silenzio, stavano all'erta perché la morte poteva sbucare dietro l'angolo come il grisou, ecc... Nessuno potrà mai capire questo, nessuno...solo chi l'ha sperimentato sulla propria pelle come Antonio e Angela può capirlo solo loro.                                                                                                                                                           Francesco Il discorso fatto da Antonio sulle miniere e sull’esperienza di suo padre mi hanno colpito molto, ero interessato anche se era una storia triste. Pensare che lui ha conosciuto suo padre due anni dopo la sua nascita mi ha impressionato perché la maggior parte di noi ha conosciuto il padre appena nati e pensare che lui ha vissuto senza un padre per un po’ di tempo e l’unico modo per comunicare erano le lettere. Quando suo padre smise di lavorare tornò a casa ma morì di silicosi dopo un po’ di tempo. Anche il racconto di Angela mi ha interessato, sapere che suo padre partì quando lei aveva la nostra età mi stupì, si vedeva che quando lei parlava di suo padre, morto in miniera, si commuoveva ma ci ha parlato comunque. Secondo me per loro è stato molto difficile parlarci di questi fatti perché non erano ricordi belli per loro. Stefano Il padre di Antonio e quello di Angela hanno lavorato in miniera. Si pensa a questo, come ad uno dei lavori più duri che ci siano, e in effetti è così: lasciare la famiglia per andare in un luogo lontano, preparandosi a sopportare giorni e giorni di fatica e aria malsana. Di rado si riusciva a vedere il sole, e tanti erano i rischi che si correvano: frane, grisou, e molti altri. Molti tornavano a casa in seguito a incidenti che impossibilitavano la continuazione del lavoro, altri invece, si ammalavano di silicosi, una tremenda malattia ai polmoni che portava alla morte. Ma credo che uno dei dispiaceri più grandi fosse il distacco dalla propria famiglia, dai propri cari; a casa si aspettava il padre, il fratello grande, che mandavo lettere, l'unico contatto, l'unica certezza che stessero ancora bene. Immagino l'angoscia delle famiglie al ritardo di una di queste lettere, allo stare a casa con il pensiero di una persona a cui si voleva bene in una situazione così grave. Silvia Io credo che di situazioni come quelle di Antonio o Angela ce ne siano state a migliaia in quel periodo in Italia, specialmente nel Sud. Il problema è che ancora oggi in altre parti del mondo meno sviluppate e ricche rispetto a noi ci sono situazioni più o meno di questo genere. Penso che il padre di Antonio, in quel clima di miseria, abbia comunque fatto la scelta giusta, visto il pochissimo lavoro in Italia e la grande povertà del loro paese. Ha fatto una scelta per la famiglia, per cercare di dare benessere ai suoi figli e di fargli avere un futuro migliore. La vita di Angela direi che sia stata più facile in quanto in Italia ormai si stava già meglio rispetto all'epoca di Antonio. Come ci ha però raccontato Angela, la vita di suo padre è andata a finire in un modo tragico, il che ci dice che le misure di sicurezza in miniera non erano comunque sufficienti. Oggi non possiamo neanche immaginare quella miseria ed il futuro che si prospettava ai giovani di allora però possiamo fare un paragone con gli immigrati che provengono dalla Tunisia e che sbarcano a Lampedusa, senza soldi, senza un lavoro sicuro e senza una casa. Riccardo Il discorso di Antonio e di Angela è stato esposto molto correttamente con un linguaggio molto ricco. casi, più che ricercato. Mi è piaciuto tanto perché ci hanno raccontato, oltre alle tragedie successe a alcuni dei loro genitori, anche qual'era lo stato economico delle famiglie di quell'epoca, dove c'era lavoro e come era strutturato. Antonio che ha parlato un po' più di Angela ci ha detto che vedeva suo padre poche volte all'anno di solito verso le vacanze natalizie in cui portava a casa dei dolci e vari regali per i figli (Antonio...) che lo accoglievano con grande felicità. A parere mio gli interventi che hanno fatto Antonio e Angela sono stati utili chiarimenti sulla vita di quell'epoca non molto lontana, ma molto diversa da quella di oggi.  Samuele Un sabato sono arrivati in classe Antonio con Angela per parlarci della storia dei loro genitori che lavoravano in miniera. Lavorare in miniera è molto brutto e faticoso. Il papà di Antonio lavorava molte ore e Antonio non lo vedeva mai perché era occupato a lavorare. Li sfruttavano per guadagnare dei soldi e per comprarsi da mangiare. Il papà do Antonio è morto tanto anni fa perché si era ammalato in miniera. E’ stata una cosa brutta e Antonio ha sofferto molto. Ulisse Io penso che l' esperienza vissuta da Antonio e Angela sia molto forte e averla raccontata a noi alunni sia stato un segno di forte coraggio, perché io dal canto mio so cosa vuol dire perdere un genitore e andare a rivangare i ricordi che in qualche modo si erano abbandonati perché spiacevoli non perché non si fosse legati al genitore perso sia sempre e comunque molto doloroso. In compenso conoscere storie di persone che hanno vissuto una vita che è molto lontana dalla vita che conduciamo ai giorni nostri sia qualcosa di molto interessante e istruttivo. Marco Dal racconto di Antonio e Angela ho capito che sono veramente fortunata ad avere un padre che la sera rientra a casa. Loro alla mia età non vedevano molto il padre e quindi la madre si ritrovava ad assumere il "posto" del padre invece io per fortuna ho un padre che c'è sempre. Ho capito anche che io sono molto fortunata rispetto a loro perché loro vivevano con la paura che potesse succede qualcosa in miniera. Gli mancava una figura paterna che avevano ma che vedevano di raro. Il loro racconto mi ha fatto capire quanto fosse difficile avere un padre che lavorasse in miniera. Antonietta Mi hanno molto colpito i discorsi di Antonio e di Angela. Potrei anche dire che mi sono serviti. Sinceramente, di fronte ai loro ricordi e alle loro lacrime, mi sento profondamente egoista. Mi dispiace molto per la loro storia, ma vedo che hanno il coraggio di andare avanti e, dopo queste catastrofi, di essere molto felici. Questa, per me, non è né storia né letteratura... è pura lezione di vita.                                                       Anna Secondo me è stata una lezione molto interessante,in cui hanno parlato di cose emozionanti che mi hanno colpito molto perché non pensavo essere così faticoso avere un padre minatore vederlo così poco e non sapere quali fossero le sue condizioni di salute. Sentirlo solo attraverso le lettere sentirlo una volta al mese e vederlo una volta all'anno credo proprio che non sia stato facile. Anche se adesso il lavoro e "faticoso" almeno i genitori di sera stanno a casa con i proprio figli. Molte volte lavoravano all'estero e quindi sentirsi era più difficile mentre oggi anche se i nostri genitori lavorano lontano possiamo sentirci più facilmente e magari anche attraverso delle videochiamate vederci. Una malattia grave che si "prendeva" in miniera era la silicosi che respirata troppo spesso poteva portare anche alla morte. Viviana I figli dei minatori avevano una infanzia triste senza la figura del padre, si abituavano di vederlo poche volte all’ anno e aspettarlo con ansia. Non è come vivere tutti giorni insieme, capisco la differenza di non avere tutti i giorni l‘affetto dei propri genitori, come svolgere tante cose insieme. La famiglia si preoccupava che potesse succedere qualcosa di brutto al famigliare-minatore. Con la mancanza dei padri le madri occupando si da sole per i figli diventavano severe nell’educarli. I minatori lavoravano sacrificandosi per la loro famiglia, per dare la possibilità di studio ai figli e vivere decentemente. Andavano a lavorare giovani e sani nelle miniere, un lavoro rischioso senza sapere che possono ammalarsi di silicosi nel passare degli anni. Era difficile la vita dei bambini senza avere qualcuno a cui appoggiarsi. Sono felice che oggi non ci siano più questi grandi rischi nelle miniere (incidenti dalle frame, malattia silicosi) e questi problemi per le famiglie.    Yoanna È ormai da molto tempo che in classe stiamo raccogliendo materiale sul lavoro nelle miniere e sulla loro storia, abbiamo guardato un film (Grazie signora Thatcher) e letto un racconto di Verga in proposito (Rosso Malpelo).Entrambe erano storie molto tristi ma ascoltare le esperienze di vita di Angela e Antonio è stata una cosa del tutto diversa perché quella mattina abbiamo veramente toccato con mano quell'argomento ascoltando quelle storie drammatiche che ci hanno riportato a un passato pieno di miseria e ingiustizia. Antonio ci ha parlato non solo della storia del suo genitore ma anche di come viveva con la sua famiglia: stavano in una stanza di quattordici metri quadri provvista di un letto che condivideva con la madre e la sorella; queste erano le condizione di vita che le famiglie del sud Italia . Non oso pensare quanto sia stato terribile aspettare un anno intero il proprio genitore con la paura che da un momento all’altro possa succedergli qualche cosa ;oppure vedere il padre agonizzante per una settimana sapendo che in fondo non ha più speranze. Una cosa di cui sono rimasta particolarmente scioccata è stata sapere che alcune persone erano rimaste uccise in miniera e ora sono ancora là le loro salme e uno di questi era un parente di Antonio. E’ stato un racconto toccante che mi ha per certi versi impressionato. Devono esser state delle esperienze molto pesanti e dure da superare soprattutto sapendo che i due genitori erano molto giovani anche se distrutti (psicologicamente e fisicamente) e i figli anch’essi erano ancora dei ragazzi.   Bianca Maria È stato molto interessante ciò che hanno parlato Antonio e Angela. I loro padri hanno lavorato all'estero per portare un po’di soldi alla loro famiglia. è stato commovente perché questi ragazzi hanno vissuto un infanzia povera e senza il padre (sto parlando in generale) . Mi è dispiaciuto quando Angela ha parlato di suo padre morto in miniera dopo che gli era crollata una parete addosso =( .Nemmeno nei lavori di oggi ( credo) si è al sicuro . Quando al T.G. si sente muratore ucciso sul posto di lavoro è triste perché non si prendono le precauzioni adatte e alla fine ci rimette una persona che non centrava nulla, che stava solo compiendo il suo dovere. Pensare all' esperienza che ha fatto il padre di Antonio mi fa tenerezza perché lavorare in quelle condizioni vedendo la famiglia una volta all' anno e potere scrivere delle lettere solo una volta al mese e la famiglia che non sapeva cosa fosse successo al loro padre-marito-figlio finchè non arrivava la lettera o veniva a trovarli, è triste, perché oggi ( sì, certo il lavoro è sempre faticoso ecc....) alla sera i genitori tornano a casa dalla propria famiglia e stanno insieme. Ci sono più comodità ora, poi ci sono anche i mezzi di comunicazione che permettono di stare a contatto con gli amici familiari quindi anche se si lavora all'estero non è come allora, oggi se si sente la mancanza di una persona si prende il telefonino e ci si può chiamare o videochiamare. Sapevo che i lavoratori delle miniere vivevano in condizioni disagevoli ma non potevo nemmeno immaginare ciò che provavano fuori dal lavoro, e che non erano apprezzati per ciò che facevano. Erano trattati male. Alla fine queste persone che avevano fatto tanto per la loro famiglia alla fine morivano per malattie causate dal lavoro stesso, tipo la Silicosi. Senza contare il fatto che lavorare nelle miniere era ed è pericoloso perché può venire una frana o cose simili, tanti lavoratori hanno e perdono la vita in questo modo. Martina Con il prof Travagli abbiamo ascoltato Antonio ed Angela che ci hanno raccontato la loro vita di infanzia vissuta per la maggior parte senza padre, perché chi lavorava in miniera abitava all’estero. Per loro era quasi un estraneo. Poi si riceveva raramente notizie del proprio padre, attraverso soltanto alcune lettere. IL papà di Angela ,ci ha raccontato, è morto schiacciato da una parete non stabile all’interno della miniera, mentre il papà di Antonio è morto di silicosi dopo tanti anni di lavoro. Antonio ci ha raccontato che comunque sia se un uomo va a lavorare in miniera o moriva durante il lavoro o di silicosi. Secondo me è stato utile ascoltare la loro esperienza vissuta, così oltre a sapere solo i fatti accaduti sappiamo com’era vivere in quel periodo. Benedetta Io penso che questa esperienza con Antonio e la signora che ci sono venuti a parlare sul fatto di essere figli di minatori sia stata utile. Personalmente penso loro ci abbiano messo impegno a raccontare queste cose perché sono comunque cose commuoventi come perdere il proprio padre. La signora si è anche commossa quando ha incominciato a parlare della perdita del padre a causa di un crollo per colpa del quale gli è caduto addosso un massa enorme sulla schiena. I due minatori sebbene in posti molto diversi , uno in Sicilia e uno in Belgio , penso che le emozioni che provassero fossero in gran parte molto simili perché hanno dovuto lasciare la famiglia con tutti i figli , fare molti sacrifici e lasciare il posto nel quale si è vissuta gran parte della propria vita. Antonio ci ha raccontato anche che il padre arrivò in Belgio da clandestino e si è messo a lavorare grazie allo zio che lavorava già là. Il padre come moltissimi altri minatori morì di silicosi il quale prende nome da silicio , materia contenuta nella maggior parte delle rocce. Io penso che questa esperienza ci possa far ragionare sul fatto che pochi anni fa la vita della persone non era piena di lusso quanto ora e che molte altre morivano per dare da mangiare alla famiglia e se la persona moriva , anche la famiglia restava senza di che mangiare.                                                                                                                                                               Lorenzo  Secondo me la lezione di Antonio e Angela è stata molto importante in quanto è stata a proposito della storia appena passata dei minatori. Per loro due deve essere stato tremendo, dato che entrambi i loro padri sono morti, e lo si è visto quando Angela si è quasi messa a piangere. Per me, parere personale, è stato anche un po' svantaggioso per gli italiani il patto fatto col Belgio, soprattutto per i meridionali, che avevano ben poca scelta se non fare 2000 km per trovare un lavoro. Matteo F. Secondo me è stata una lezione molto interessante,in cui hanno parlato di cose emozionanti che mi hanno colpito molto perché non pensavo essere così faticoso avere un padre minatore vederlo così poco e non sapere quali fossero le sue condizioni di salute. Sentirlo solo attraverso le lettere sentirlo una volta al mese e vederlo una volta all'anno credo proprio che non sia stato facile. Anche se adesso il lavoro e "faticoso" almeno i genitori di sera stanno a casa con i proprio figli. Molte volte lavoravano all'estero e quindi sentirsi era più difficile mentre oggi anche se i nostri genitori lavorano lontano possiamo sentirci più facilmente e magari anche attraverso delle videochiamate vederci. Una malattia grave che si "prendeva" in miniera era la silicosi che respirata troppo spesso poteva portare anche alla morte. Viviana Secondo me queste storie delle miniere è un male, perché ha rovinato tante famiglie, ma allo stesso tempo per noi è un bene perché non ce ne sono quasi più e non siamo obbligati ad andarci. Nel caso di Antonio la cosa è stata più forzata perché suo padre è stato come dire obbligato ad andare in Belgio perché era l'unica cosa da fare per portare a casa dei soldi, mentre in quello di Angela la cosa è già un po' più diversa. Però da quello che ci è stato raccontato la differenza tra la miniera Di Antonio e tra quella di Angela è netta, perché sono due storie diversa in certi casi ma uguali in altri.     Elisabetta La Vita è più forte della Storia, care ragazze, cari ragazzi chi avrebbe mai sospettato un esito così emotivamente forte! Abbiamo sperimentato, in fondo, che parola alimenta parola, racconto genera racconto. Abbiamo letto lentamente le vostre parole e le abbiamo fatte nostre per portarle nel nostro personale Esodo. La gratificazione l’abbiamo colta nell’aver voi accettato di ascoltare il racconto della vita anonima di due uomini che il gorgo della storia, non della vita, ha beffato; e noi abbiamo avuto l’intimo dovere di girarla alla infinita moltitudine di persone che inciampano nel proprio Esodo. Si muore invasi da bei cristalli di silicio o schiacciati dalle pareti, si muore ancora, per un’onda di traverso che spezza il legno della speranza, in quei mari che esaltano la vita! Si muore ancor prima di raggiungere il proprio convoglio. Si muore nella stiva di un TIR o nella tempesta di sabbia o Per essere derubati del biglietto di una barca da chi non ce l’ha. O, se volete, nell’indifferenza o nell’oblio di chi dimentica che noi siamo ESODO – CAMMINO, e che tutti in un tempo vicino o lontano siamo approdati in un’isola e da lì siamo ripartiti. E se diciamo che la Vita è più forte della storia è perché siamo stati accolti. Antonio e Angela
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