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Movimento Ecumenico quarta parte

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  • 1. FACOLTÀ TEOLOGICA DI SICILIAIl Movimento Ecumenico lezione VI Prof. Antonino PILERI BRUNO A.A 2012-2013
  • 2. Pio XII morì nell’ottobre del 1958, lostesso mese venne eletto al sogliopontificio Angelo Giuseppe Roncalli. Il 25gennaio 1959 Giovanni XXIII annunciala convocazionedi un ConcilioEcumenico.
  • 3. L’Osservatore Romano del 26/27 gennaio 1959: «Per quanto riguarda la celebrazione del Concilio Ecumenico, esso, nelpensiero del Santo Padre, mira non solo alla edificazione del popolocristiano, ma vuole essere un invito alle comunità separate per la ricercadell’unità, a cui tante anime oggi anelano, da tutti i punti della terra».Il fine ecumenico attribuito al Concilio andava preparato gradualmente.L’assenza della Chiesa Cattolica dal Movimento Ecumenico aveva fattotrascurare la costituzione di organismi che si occupassero delle questionilegate alle relazioni con le altre Chiese.
  • 4. L’arcivescovo Lorenz Jäger propose al card. Beal’istituzione da parte cattolica di un organismodi esperti che fosse ufficialmente responsabile del dialogo ecumenico. Questo organismo preseformagiuridica di Segretariato per l’Unità dei Cristiani.Card. Bea, Sermo introductorius Em.mi Cardinali Praesidis,14 novembre 1960: «Il Segretariato dunque non hasolamente un “compito informativo”, ma gli spetta dipreparare le materie che riguardano l’unità dei cristiani eche perciò sembra opportuno proporre al Concilio».
  • 5. L’interesse di Giovanni XXIII per il cammino ecumenico nonsi spense mai. Nel XV centenario della morte di S. LeoneMagno, Giovanni XXIII scrive una lettera enciclica dal titoloAeterna Dei (11 novembre 1961), nella quale ricorda la grandeconsiderazione che S. Leone aveva nei confronti dell’unitàdella Chiesa.L’11 ottobre 1962 Giovanni XXIII apre il Concilio Vaticano IIal quale vengono invitati, osservatori della Chiesa ortodossa,ma il Patriarcato ecumenico in una lettera del 10 ottobre 1962diede risposta negativa. Il rifiuto da parte degli Ortodossi nonincise in senso negativo sulla presenza di altri osservatoricristiani ai quali venne riconosciuto lo status di delegati dellerispettive Chiese.
  • 6. Giovanni XXIII, Allocuzione, 13 ottobre1962: «La nostra gradita presenza qui ela trepidazione che vibra nel cuore mio disacerdote, la trepidazione dei miei diretticollaboratori e ne sono certo anche vostra,consentono di dirvi che mi ardenell’animo il proposito di lavorare e disoffrire, perché si avvicini l’ora in cuiper tutti si compirà la preghiera di Gesùnell’ultima cena».
  • 7. Anche Paolo VI si espresse nei confronti degliosservatori con toni di sincera gratitudine: «Vidiciamo, dunque, ancora una volta: grazie di averaccolto il nostro invito, grazie di essere venuti;grazie per la vostra presenza alle sedute delConcilio. Siate certi del nostro rispetto, dellanostra stima, del nostro desiderio di stringerecon voi, il nostro Signore, i migliori rapportipossibili. Il nostro atteggiamento non nascondealcuna insidia, non cede ad alcuna intenzione didissimuilare le difficoltà per un’intesa completa edefinitiva; non teme la delicatezza delladiscussione, né la sofferenza dell’attesa».
  • 8. Dopo la morte di Paolo VI, Giovanni Paolo IIcontinua l’opera di apertura della ChiesaCattolica al Movimento Ecumenico. Nella suaprima lettera enciclica Redemptoris Hominis (4marzo 1979) afferma:«Senza voler dare unarisposta particolareggiata possiamo dire cheabbiamo lavorato con perseveranza e coerenza,ed insieme con noi si sono impegnati anche irappresentanti di altre chiese e di altre comunitàcristiane e di questo siamo loro sinceramenteobbligati».
  • 9. Il Direttorio Ecumenico del 1993Il Direttorio ecumenico (D.E) si può considerare come lo sviluppo delConcilio Vaticano II. Il n. 18 del D.E può essere letto in sinossi con U.R 3.D.E 18: «Fin dagli inizi della Chiesa avvennero scissioni.Successivamente si manifestarono dissensi più gravi e alcune Chiesein oriente non si trovarono più in comunione con la Sede di Roma e conla Chiesa d’Occidente. Più tardi, in Occidente, divisioni più profondecausarono il formarsi di altre comunità ecclesiali».
  • 10. Il Direttorio Ecumenico del 1993Il Direttorio ecumenico (D.E) si può considerare come lo sviluppo delConcilio Vaticano II. Il n. 18 del D.E può essere letto in sinossi con U.R 3.D.E «Fin dagli inizi della Chiesa avvennero scissioni. 18:Successivamente si manifestarono dissensi più gravi e alcune Chiesein oriente non si trovarono più in comunione con la Sede di Roma e conla Chiesa d’Occidente. Più tardi, in Occidente, divisioni più profondecausarono il formarsi di altre comunità ecclesiali».U.R 3: «In questa Chiesa, una e unica sono sorte fino dai primissimitempi alcune scissioni, condannate con gravi parole dall’Apostolo (1Cor 1, 11); ma nei secoli posteriori sono nati dissensi più ampi e,comunità considerevoli si staccarono dalla piena comunione con laChiesa cattolica, talora per colpa di uomini di entrambe le parti».
  • 11. Il Direttorio Ecumenico del 1993Il Direttorio ecumenico (D.E) si può considerare come lo sviluppo delConcilio Vaticano II. Il n. 18 del D.E può essere letto in sinossi con U.R 3.D.E «Fin dagli inizi della Chiesa avvennero scissioni. 18:Successivamente si manifestarono dissensi più gravi e alcune Chiesein oriente non si trovarono più in comunione con la Sede di Roma e conla Chiesa d’Occidente. Più tardi, in Occidente, divisioni più profondecausarono il formarsi di altre comunità ecclesiali».U.R 3: «In questa Chiesa, una e unica sono sorte fino dai primissimitempi alcune scissioni, condannate con gravi parole dall’Apostolo (1Cor 1, 11); ma nei secoli posteriori sono nati dissensi più ampi e,comunità considerevoli si staccarono dalla piena comunione con laChiesa cattolica, talora per colpa di uomini di entrambe le parti».
  • 12. La Chiesa di Cristo sussiste nella Chiesa Cattolica La Chiesa di Cristo esiste, anche se in forma imperfetta e in gradi diversi, anche nelle altre chiese e Comunità ecclesiali.D.E 17: «I cattolici conservano la ferma convinzione che l’unica Chiesa di Cristo sussiste nella Chiesa cattolica, “governata dal successore di Pietro e dai vescovi in comunione con lui”. Essi confessano che la totalità della verità rivelata, dei sacramenti e del ministero, dati da Cristo per l’edificazione della sua Chiesa e per il compimento della missione che le è propria, si trova nella comunione cattolica della Chiesa».
  • 13. Nell’ecclesiologia preconciliare non esistevano dubbi circa l’interpretazione dell’espressione “la Chiesa di Cristo è la Chiesa cattolica romana”. Pio XII sviluppò la teoria fondamentale contenuta nell’enciclica Mortalium Animos di Pio XI con la lettera enciclica Mystici Corporis, che è senza dubbio il documento più significativo sulla dottrina dell’appartenenza alla Chiesa.Corpo mistico di CristoMystici CorporisChiesa di CristoChiesa Cattolica Romana
  • 14. Nell’ecclesiologia preconciliare non esistevano dubbi circa l’interpretazione dell’espressione “la Chiesa di Cristo è la Chiesa cattolica romana”. Pio XII sviluppò la teoria fondamentale contenuta nell’enciclica Mortalium Animos di Pio XI con la lettera enciclica Mystici Corporis, che è senza dubbio il documento più significativo sulla dottrina dell’appartenenza alla Chiesa.Corpo mistico di Cristo UnicaMystici CorporisChiesa di Cristo e medesimaChiesa Cattolica Romana realtà
  • 15. Nell’ecclesiologia preconciliare non esistevano dubbi circa l’interpretazione dell’espressione “la Chiesa di Cristo è la Chiesa cattolica romana”. Pio XII sviluppò la teoria fondamentale contenuta nell’enciclica Mortalium Animos di Pio XI con la lettera enciclica Mystici Corporis, che è senza dubbio il documento più significativo sulla dottrina dell’appartenenza alla Chiesa.Corpo mistico di Cristo UnicaMystici CorporisChiesa di Cristo e medesimaChiesa Cattolica Romana realtà Anche con la Humani Generis l’insegnamento magisteriale ribadisce che: «Corpus Christi Mysticum et Ecclesiam Catholicam romanam unum idemque esset»
  • 16. ancora sul Subsistit… La LG 8 afferma quanto segue: «Questa è l’unica Chiesa di Cristo che nel simbolo professiamo una, santa, cattolica e apostolica, e che il Salvatore nostro […] diede da pascere a Pietro […]. Questa Chiesa, in questo mondo costituita e organizzata come società, sussiste nella Chiesa cattolica, governata dal successore di Pietro e dai Vescovi in comunione con Lui, ancorché al di fuori del suo organismo si trovino parecchi elementi di santificazione e di verità, che, appartenendo propriamente per dono di Dio alla Chiesa di Cristo, spingono verso l’unità cattolica».
  • 17. Come si è giunti a questa formulazione?Nel primo schema De Ecclesia, presentato dalla Commissionedottrinale presieduta dal card. Ottaviani, veniva riproposta la dottrinadella Mystici Corporis (cf. AS I/4, 15). La commissione teologica il 27ottobre 1960 costituì una sottocommissione incaricata di sviluppare loschema di base già approvato. Al padre Witte fu affidata la parteriguardante il problema ecumenico. Lo schema fu discusso durante laprima settimana del dicembre del 1962, l’accoglienza fu pessima tantoche fu ritirato.
  • 18. Tra il 1963 al 1964 fu notevolmente cambiato lo schema De Ecclesia; sigiunse alla soluzione di cambiare il testo affermando non più che laChiesa di Cristo «é» la Chiesa cattolica, ma che «sussiste» in essa (ASIII/1, 177).L’insegnamento è chiaro: la Chiesa di Cristo non ha confini stabilitientro la Chiesa cattolica romana, ma nello stesso tempo la Chiesa diCristo sussiste pienamente nella Chiesa governata dal Successore diPietro e dal collegio dei Vescovi in comunione con il Papa e non maisenza di lui.Leggendo attentamente il n. 8 della LG, ci si può rendere conto che laChiesa di Cristo che sussiste nella Chiesa cattolica non è una chiesaideale, ma è la Chiesa che Gesù ha affidato a Pietro e agli apostoli conil compito di custodirla, propagarla e governarla.
  • 19. A tal proposito la Dichiarazione della Congregazione per la Dottrinadella Fede «Mysterium Ecclesiae» del 24 giugno 1973 (AAS 65 (1973),396-408) afferma:«Non possono quindi, i fedeli immaginarsi la Chiesa di Cristo come la somma -differenziata ed in qualche modo unitaria insieme- delleChiese e comunità ecclesiali; né hanno facoltà di pensare che laChiesa di Cristo oggi non esista più in alcun luogo e che, perciò,debba esser soltanto oggetto di ricerca da parte di tutte le Chiese ecomunità».
  • 20. La dimensione comunionale del Direttorio Ecumenico Il Direttorio del 1993 afferma che “la comunione si realizza concretamente nelle chiese particolari, ognuna delle quali è riunita attorno al proprio Vescovo” (D.E 13) Al n. 16 il direttorio del 1993 ricorda che, essendo la comunione un dono di Dio da accogliere con gratitudine, i vescovi hanno il compito di favorire e salvaguardare la diversità che nelle loro chiese particolari si manifesta come una dimensione della cattolicità della Chiesa.
  • 21. Organismi operativi a livello di Chiese particolariIl documento del Segretariato per l’Unità dei CristianiCollaborazione ecumenica sul piano regionale, nazionale e locale,sottolineando fortemente l’importanza delle Chiese locali e il lororapporto in riferimento al movimento ecumenico, al n. 1113afferma: «Spetta alle chiese locali […] dirigere il lavoro ecumenicosul piano locale e assumerne la responsabilità in comunione conla sede apostolica. […] Occorre tenere presente che attualmente ungran numero di cristiani preferiscono lavorare sul piano locale ingruppi informali, di natura più spontanea, piuttosto che in gruppiformali o istituzionali».
  • 22. Organismi operativi a livello di Chiese particolariIl documento del Segretariato per l’Unità dei CristianiCollaborazione ecumenica sul piano regionale, nazionale e locale,sottolineando fortemente l’importanza delle Chiese locali e il lororapporto in riferimento al movimento ecumenico, al n. 1113afferma: «Spetta alle chiese locali […] dirigere il lavoro ecumenicosul piano locale e assumerne la responsabilità in comunione conla sede apostolica. […] Occorre tenere presente che attualmente ungran numero di cristiani preferiscono lavorare sul piano locale ingruppi informali, di natura più spontanea, piuttosto che in gruppiformali o istituzionali».Anche U.R 4 affida l’attività ecumenica “ai vescovi di ogni partedella terra, perché sia promossa con sollecitudine e sia con prudenzada loro diretta”.
  • 23. Organismi operativi a livello di Chiese particolariIl documento del Segretariato per l’Unità dei CristianiCollaborazione ecumenica sul piano regionale, nazionale e locale,sottolineando fortemente l’importanza delle Chiese locali e il lororapporto in riferimento al movimento ecumenico, al n. 1113afferma: «Spetta alle chiese locali […] dirigere il lavoro ecumenicosul piano locale e assumerne la responsabilità in comunione conla sede apostolica. […] Occorre tenere presente che attualmente ungran numero di cristiani preferiscono lavorare sul piano locale ingruppi informali, di natura più spontanea, piuttosto che in gruppiformali o istituzionali».Anche U.R 4 affida l’attività ecumenica “ai vescovi di ogni partedella terra, perché sia promossa con sollecitudine e sia con prudenzada loro diretta”.
  • 24. Il delegato diocesano per l’ecumenismoIl delegato diocesano assiste come consigliere il Vescovo e facilita lacondivisione di esperienze, di iniziative ecumeniche tra i parroci e leorganizzazioni diocesane; nell’ambito delle attività diocesane sipreoccupa di integrare nel progetto pastorale i programmi diattuazione della dimensione ecumenica; rappresenta la comunitàcristiana cattolica presso le altre chiese o Comunità ecclesiali; si tienecostantemente in contatto con i delegati delle altre diocesi (cf. D.E 41)
  • 25. La commissione ecumenica di una diocesi«La commissione o il segretariato sia rappresentativo dell’interadiocesi e in linea di massima, comprenda membri del clero, deireligiosi, del laicato, con varie competenze, e specialmente personeche abbiano una specifica competenza ecumenica. È auspicabile cherappresentanti del consiglio presbiterale e dei seminari diocesani oregionali siano annoverati tra i membri della commissione o delsegretariato» (D.E 43)
  • 26. Organizzazione dei fedeliTra gli organismi chiamati a promuovere l’ecumenismo, il Direttoriodel 1993 fa esplicito riferimento alle organizzazioni di fedeli eafferma: «Le organizzazioni dei fedeli cattolici di un territorioparticolare o di una nazione, e anche le organizzazioniinternazionali che si propongono come fine il rinnovamentospirituale, l’azione per la pace e la giustizia sociale, l’educazione avari livelli, l’aiuto economico a paesi e istituzioni, svilupperanno gliaspetti ecumenici delle proprie attività» (D.E 52)
  • 27. Organismi operativi a livello di Chiesa universaleIl Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani (nn. 53-54)Il Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani assolve il suocompito in due direzioni: presenza all’interno della Chiesa cattolicaper promuovere lo spirito e l’azione ecumenica e la promozionefraterna di relazioni, di dialogo teologico, di preghiera comune. Ildicastero rende presente all’interno della Curia romana lapreoccupazione ecumenica.
  • 28. Gruppo Misto di Lavoro fra la Chiesa Cattolica e il Consiglio Ecumenico delle Chiese Nel 1965, prima della chiusura del Concilio, viene costituito il Gruppo misto di lavoro tra la Chiesa Cattolica Romana e Consiglio Ecumenico delle Chiese, che continua oggi a svolgere la sua funzione di collaborazione e di ponte tra la Chiesa cattolica e quel Consiglio, esaminando le possibilità di dialogo e di collaborazione. Esso, dovendo limitarsi a esaminare i problemi comuni e comunicare i risultati alle autorità competenti, non ha alcun potere deliberativo.
  • 29. Grazie! Prof. Antonino Pileri Bruno www.luxecclesiaeorientalis.orgProssima lezione 5 aprile 2013
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